Esistono alcuni cibi che tendono ad aumentare o addirittura a
scatenare le crisi emicraniche. La letteratura medica mondiale ha registrato
molti esempi di cefalea scatenata dall'assunzione degli alimenti più disparati .
Le sostanze vasoattive incriminate sono:
- L'ALCOOL ETILICO: che si comporta come
vasodilatatore, e sappiamo che la vasodilatazione è causa di cefalea.
- AMINE VASOATTIVE: (come la TIRAMINA e la
DOPAMINA) dotate dalla capacità diretta o indiretta di far dilatare i vasi
sanguigni del cervello.
- CAFFEINA: da un lato può aiutare a
risolvere l'episodio acuto di dolore emicranico, essendo un vasocostrittore,
dall'altro lato, però, se si abusa di questa sostanza, l'organismo si abitua
alla vasocostrizione e il mal di testa insorge non appena l'assunzione
continua di caffè viene interrotta.
- MONOSODIO GLUTAMMATO: presente nel brodo di
dado e usato nei ristoranti cinesi, è un potente vasoattivo.
- NITRITI e NITRATI: presenti nei salumi.
- GELATO: è capace di provocare il mal di testa ,
non per le sostanze che contiene, ma perchè il freddo stimola i nervi
sensitivi della zona del palato in maniera eccessiva.
Come evitare dunque la cefalea da cibo?
Generalmente aiuta l'esperienza,
qui di seguito, comunque, riporto un elenco dei cibi a rischio:
-
Avocado
- Arancia
- Banana
- Prugna Rossa
- Pomodoro
- Patata
- Lievito di birra
- Fegato di pollo
- Formaggi stagionati
- Vino rosso, specie se giovane
- Birra
- Cioccolato
- Fragole
- Brodo di dado.
Secondo alcuni poi, oltre ai cibi capaci di scatenare il dolore, esistono dei
cibi capaci di prevenirlo: una dieta ricca di alimenti contenenti magnesio, come
carni e verdure fresche , metterebbe al riparo dei rischi della cefalea. Da
ultimo anche il digiuno può provocare la cefalea a causa dell'abbassamento della
glicemia (cioè del livello di zuccheri nel sangue). Quanto al vino, non tutti
sono concordi nella sua capacità di provocare cefalee (ovviamente se bevuto con
moderazione) Infatti una ricerca effettuata dalla dottoressa Maria Nicolodi e
dal prof. Sicuteri dell'Universita' di Firenze, ha dimostrato, studiando le
reazioni di un campione significativo di oltre trecento volontari, ha dimostrato
che la cefalea non e' imputabile al vino. Sono infatti le condizioni ambientali
a determinarla, non per nulla spumanti e champagne, spesso accusati piu'
frequentemente di questa controindicazione, si consumano spesso in locali
affollati, pieni di fumo e con molto rumore, non di rado a tarda ora quando
l'organismo e' gia' provato, condizioni scatenanti per il mal di testa piu' che
il contenuto della bevanda.
Una alimentazione equilibrata sul piano nutrizionale è sicuramente fondamentale
per tutti coloro che esercitano una attività sportiva, non solo per i
professionisti che di solito sono controllati da personale medico e tecnico
altamente qualificato, ma anche per chi pratica sport a livello amatoriale. E'
intuitivo infatti che eventuali carenze o eccessi alimentari possano influenzare
negativamente la prestazione sportiva e il rendimento muscolare.
Per ogni
tipo di attività fisica sia essa agonistica, dilettantistica o professionale è
necessaria una alimentazione che sia commisurata e adeguata al tipo di attività
svolta e in grado di soddisfare i bisogni nutritivi dell'organismo.
La
grande diffusione dell'attività fisica a tutti i livelli impone la necessità di
diffondere i principi di una corretta alimentazione per chi pratica sport in
quanto gli alimenti sono il nostro "carburante".
I principi nutritivi che
forniscono energia per l'attività fisica (per trasformazione di quella "chimica
di legame" in energia meccanica e calorica) sono essenzialmente rappresentati
dai glucidi e dai lipidi, che possono quindi essere considerati il vero
carburante della macchina umana.
Gli alimenti consentono di apportare sia
nutrienti "energetici" (come glucidi, lipidi e proteine) che nutrienti "non
energetici", quali vitamine, sali minerali, fibra e acqua altrettanto
indispensabili per il corretto funzionamento dell'organismo.
Bisogna però
premettere che ciò che serve a chi pratica sport è un'alimentazione equilibrata
e bilanciata.
Non esistono cibi miracolosi, né diete magiche o preparati
straordinari che possono moltiplicare il rendimento atletico. Vale solo la
prestazione, l'allenamento, il talento individuale e l'alimentazione equilibrata
e corretta, specie nella fase di allenamento e in quella immediatamente
precedente la gara.
Non sono necessari alimenti particolari né integratori
speciali, se non in circostanze eccezionali e sempre sotto un oculato controllo
medico che tenga soprattutto conto della salute dello sportivo, piuttosto che
dell'esaltazione o meglio della esasperazione, non sempre del tutto innocua anzi
spesso pericolosa, delle sue prestazioni atletiche. Unica supplementazione
richiesta può essere, in alcuni casi, quella vitaminica e idrosalina,
soprattutto nella fase "pre-gara" o di "recupero".
E' inoltre molto
importante la distribuzione corretta, e cioè frazionata e bilanciata, dei pasti
durante l'allenamento, il pasto pre-gara, l'adeguata "razione d'attesa" e anche
della fase "di recupero" dopo ogni allenamento e gara.
In particolare è
opportuno tenere presente che l'uso eccessivo ed inadeguato di un integratore
può anche essere dannoso e/o pericoloso soprattutto nei soggetti giovani
(preadolescenti) ed anziani dove le attività metaboliche e di detossicazione
possono essere ridotte.
In particolare l'eccessiva integrazione proteica può
costituire motivo di danno renale per l'eccessivo carico a cui in questo caso è
sottoposto il rene, così come l'eccessiva integrazione con vitamine liposolubili
(soprattutto A e D) può essere alla base di effetti tossici da
sovradosaggio.
E' pertanto necessario un uso attento ed oculato dei vari
integratori che tenga conto della composizione del singolo prodotto, delle
indicazioni d'uso e particolarmente delle annotazioni riportate in etichetta sia
per i prodotti registrati che di quelli a notifica.
Informazioni più
dettagliate possono essere desunte dall'attenta lettura dei singoli capitoli e
delle direttive ministeriali.
Le necessità energetiche di un individuo
sono principalmente determinate dal suo "metabolismo basale", cioè dalla
quantità di energia necessaria per il mantenimento delle funzioni vitali
dell'organismo in condizioni basali, vale a dire in completo riposo e in
equilibrio termico con l'ambiente. A questa quota va aggiunta quella che deriva
dall'attività di lavoro, dalla vita di relazione e, naturalmente, dalla attività
sportiva eventualmente svolta dal soggetto. E' evidente che nel corso delle
varie attività sportive gli aumenti del dispendio energetico possono essere
notevoli (fig.1).

Fig.1 - Aumento del
fabbisogno energetico passando dal riposo ad attività fisiche
sempre più impegnate (da: M.Proia,
L'Informatore Alimentare n°11, 1982, pag.2)
Inoltre per ciò che riguarda alcuni tipi di attività
fisica come la marcia e la corsa, i consumi sono anche legati ai percorsi, alla
velocità e al tempo in cui viene realizzata una prestazione (fig.2).

Fig. 2 - Consumo calorico nei vari tipi di corsa
(da: M. Proia. L'Informatore Alimentare n°11, 1982, pag. 2
)
Per fronteggiare il maggiore fabbisogno energetico
legato allo svolgimento dell'attività fisica è necessario un aumento
dell'apporto di nutrienti energetici. E' preferibile mantenere sempre una
proporzione, nella quota addizionale di glucidi, lipidi e proteine, secondo un
rapporto di 4-2-1. Viene considerata ottimale una suddivisione delle K/cal
totali introdotte con la dieta che prevede che il 55-60% delle calorie totali
siano fornite dai glucidi (o zuccheri), un 30% da lipidi e un 15% da proteine.
Durante l'esercizio muscolare infatti l'organismo utilizza a scopo energetico
principalmente glucidi (o zuccheri o carboidrati) e lipidi. In particolare
mentre in condizioni di riposo i muscoli traggono l'energia di cui necessitano
per l'87% dall'ossidazione dei lipidi (acidi grassi) e solo per il 13% dagli
zuccheri, durante una attività fisica di intensità lieve, o uno sforzo di breve
durata, le richieste energetiche vengono coperte per il 50% dalla combustione
dei grassi e per il 50% da quella degli zuccheri, infine per un lavoro intenso e
per prestazioni fisiche di durata superiore alle tre ore, i lipidi arrivano a
soddisfare circa il 70% del fabbisogno energetico.
(indietro)
- ALIMENTAZIONE PRIMA DURANTE E DOPO LA GARA
Come si è detto i principi nutritivi che forniscono energia per l'attività
fisica sono fondamentalmente rappresentati da glucidi e lipidi che potremmo
quindi considerare il principale carburante della "macchina umana".
(indietro)
- FASE DI ALLENAMENTO Ciò che indubbiamente
più di ogni altra cosa influenza la prestazione atletica è l'alimentazione
nella fase di allenamento. L'utilizzo da parte dei muscoli a scopo energetico
di glucidi o lipidi dipende non solo dal tipo di esercizio e dalla sua durata,
ma anche dal tipo di alimentazione adottata nella fase di allenamento. Ad
esempio una dieta ricca in carboidrati consente di aumentare il contenuto di
glicogeno muscolare ed epatico e quindi di fornire una prestazione atletica
intensa e di relativamente breve durata rispetto ad una dieta povera in
zuccheri. Questo perché le scorte di carboidrati, che forniscono energia nelle
fasi iniziali di uno sforzo muscolare intenso, tendono a ridursi nel tempo.
L'organismo quindi, man mano che si riducono le riserve di glucidi utilizzerà
lipidi, che risultano però un carburante meno efficace o comunque non in grado
di mantenere lo stesso livello di intensità dell'esercizio stesso. L'aumento
delle scorte di glicogeno muscolare ed epatico consente pertanto di triplicare
la durata di un esercizio massimale prima che subentri l'esaurimento.
Naturalmente ciò non significa che gli zuccheri siano in grado di migliorare
la prestazione dell'atleta in assoluto in quanto va sottolineato che questa
dipende soprattutto dal talento individuale, dalle caratteristiche
biotipologiche e dallo stato di allenamento del soggetto; uno degli effetti
dell'allenamento è infatti la capacità di immagazzinare più glicogeno. E'
possibile aumentare la scorta di glicogeno epatico e muscolare con una dieta
adeguata e con un meccanismo particolare detto "supercompensazione di
glicogeno". La cosiddetta supercompensazione di glicogeno alla Bergstrom o
"ginnastica metabolica svedese" si attua con dieta ipoglucidica, esercizio
fisico intenso atto a esaurire le scorte di glicogeno, seguito da una dieta
che apporta una quota di carboidrati pari al 5% del fabbisogno calorico totale
e riposo per 3 giorni, quindi una fase di esercizio fisico intenso e ricarica
dei depositi di glicogeno con una dieta ad elevato contenuto in carboidrati
95% del fabbisogno calorico totale e riposo per 3 giorni. Esiste anche una
versione modificata messa a punto da Fink e Costill, che prevede una dieta
mista con un 50% dell'apporto calorico da carboidrati, poi deplezione delle
riserve con esercizio muscolare intensivo e di nuovo una fase di ricarica
delle riserve con una razione alimentare costituita per il 70% di energia da
carboidrati e riposo per 3 giorni. Con questo tipo di dieta il contenuto di
glicogeno muscolare può passare da 1,0-1,5 g% fino a 4 g% ,cioè in pratica
quadruplicato, aumentando in tal modo la durata delle prestazioni atletiche. I
carboidrati da utilizzare per aumentare le riserve di glicogeno sono di
preferenza quelli complessi anche se spesso per praticità si ricorre ad una
combinazione di carboidrati semplici e complessi fino a raggiungere una quota
pari a circa il 60% delle K/cal totali giornaliere. Esercizi e allenamenti
quotidiani troppo faticosi possono impoverire i depositi di glicogeno
dell'atleta e determinare uno stato di fatica. L'organismo infatti non ha
tempo sufficiente per la resintesi di glicogeno che richiede almeno 48 ore e
un apporto di carboidrati con la dieta molto elevato (superiore al 70% delle
calorie totali) non è facilmente realizzabile. Per queste ragioni nel periodo
di allenamento è sempre bene includere delle fasi di riposo. Nel caso di
allenamento per sport aerobici o di durata, è possibile ottenere, mediante
esercizi protratti, una induzione enzimatica (con aumenti fino a 2-3 volte)
che consente al muscolo una maggiore utilizzazione di acidi grassi e chetoni.
Questo è il motivo per cui individui ben allenati tollerano una dieta
iperlipidica meglio dei soggetti sedentari. Nelle fasi di allenamento è
possibile, modificando il modello alimentare, orientare il "motore muscolare"
a seconda del tipo di attività svolta, ad utilizzare un carburante piuttosto
che un altro. Per esempio negli sport in cui si alternano fasi di impegno
intenso a fasi di minore attività (come il calcio o il basket) i consumi
andranno orientati verso un maggiore utilizzo di carboidrati, mentre nel caso
di sport "endurance" come la maratona, lo sci di fondo o il ciclismo, i
consumi devono essere orientati prevalentemente verso gli acidi grassi.
(indietro)
- PASTO PRE-GARA In tutti gli sport aerobici,
e cioè di durata, il pasto pre-gara dovrebbe essere gluco-lipidico dato che
zuccheri e grassi sono il principale substrato energetico che il muscolo
utilizza quando la prestazione sportiva superi i 20-30 minuti. E' necessario
che il pasto venga consumato almeno 3 ore prima della competizione, che non
sia particolarmente abbondante, costituito soprattutto da carboidrati
complessi (cioè amido) quindi pasta, pane, patate, integrati con lipidi e una
ridotta quota di proteine al fine di modulare l'utilizzo muscolare degli
zuccheri. Tra i lipidi è bene sottolineare che gli acidi grassi a catena
corta, (specie se con catene di atomi di carbonio intorno a 12) come grassi di
origine vegetale o burro sono metabolizzati più rapidamente. L'acido oleico, e
quindi l'olio di oliva, è altrettanto raccomandabile, poiché è dimostrato
essere un energetico preferenziale per i muscoli specie dei soggetti allenati
e negli sport di resistenza. Pertanto una porzione di pasta condita con
pomodoro e olio di oliva o burro potrebbe essere ideale. Al contrario è spesso
dannoso il tentativo di migliorare il rendimento dell'atleta con un apporto
supplementare di zuccheri semplici o complessi prima dello sforzo; ciò infatti
determina un innalzamento della glicemia a cui fa seguito una liberazione di
insulina con pericolo di una ipoglicemia secondaria peggiorata dall'esercizio.
Inoltre nel pasto pre-gara non è affatto utile un aumento dell'apporto
proteico che anzi può risultare addirittura dannoso. Il pasto proteico infatti
determina una serie di conseguenze che sono negative per l'atleta perché: - -
comporta un notevole impegno digestivo e quindi una sorta di "furto" di sangue
a livello splancnico a discapito della irrorazione muscolare; - - aumenta le
scorie azotate da eliminare con un sovraccarico funzionale dei reni, già
impegnati a depurare i tossici di provenienza dalla "fatica muscolare" e
peraltro fortemente ischemizzati (durante una prestazione atletica impegnativa
si può giungere ad una riduzione del flusso plasmatico renale dell'ordine del
90%).
(indietro)
- RAZIONE D'ATTESA La cosiddetta "razione
d'attesa" è utile per mantenere le scorte di glicogeno muscolare costituite
durante la fase di allenamento. Questa dovrebbe essere costituita da soluzioni
molto diluite (es. 5%) di saccarosio, glucosio, fruttosio o miele o succhi di
frutta, da assumere in quantità di circa 125-250 ml/ora (6-12 g di carboidrati
in totale) prima e in attesa della competizione. Una ingestione eccessiva di
zucchero può provocare infatti una ipoglicemia reattiva, aggravata dallo
sforzo, oltre che rallentare i tempi di svuotamento gastrico e quindi
l'entrata in circolo dello zucchero ingerito.
(indietro)
- DURANTE LA GARA L'alimentazione durante la
gara non potrà essere uguale fra i vari tipi di sport, ma dovrà considerare le
caratteristiche dello sport, la sua durata e intensità. Nelle prestazioni
fisiche intense e di breve durata non esiste alcuna possibilità di alimentarsi
durante la competizione. Alcuni sport che prevedono invece degli intervalli
(calcio, basket, etc.), consentono all'atleta di realizzare una reidratazione,
di rifornirsi di zuccheri, di compensare le perdite saline legate alla
sudorazione, nonché l'acidosi da fatica. In questi casi non è necessario
effettuare dei veri e propri pasti, ma è sufficiente l'assunzione di liquidi o
semiliquidi con un contenuto di sali e zuccheri, in concentrazioni non
elevate. Può essere utile l'apporto di acqua minerale gassata, per facilitare
lo smaltimento dei metaboliti acidi a livello muscolare. Problemi particolari
insorgono in alcuni sport, quali basket, volley, tennis, nei quali non è
fissata la durata dell'incontro. In questi casi può essere conveniente, ad
ogni intervallo, provvedere ad una razione di ristoro. Nelle prove sportive
superiori ai 45 minuti è necessario invece, provvedere ad un regolare
rifornimento idrominerale ed energetico, mediante le razioni liquide o
semiliquide. Estremamente importante è l'acqua, non fredda, eventualmente
modicamente zuccherata. Alimenti glucidici particolarmente indicati sono i
monosaccaridi glucosio e fruttosio, i disaccaridi saccarosio e maltosio, gli
oligopolisaccaridi maltodestrine e amido solubile. Questi ultimi hanno un
minor potere dolcificante e, essendo molecole di maggiori dimensioni,
determinano un minor effetto sulla osmolarità della soluzione, permettendo
maggiori concentrazioni glucidiche. Gare particolarmente lunghe (maratona,
ciclismo su strada, sci da fondo) rendono necessario ricorrere non solo ad un
apporto idrico e glucidico, ma anche proteico e lipidico. Durante competizioni
molto prolungate, infatti, si possono consumare anche migliaia di calorie,
rischiando di esaurire le scorte energetiche dell'organismo Il pasto comunque
sarà di piccole dimensioni (non superiore ai 50 g) ed avrà caratteristiche
simili al pasto pre-gara. Negli sports di endurance è quindi opportuno
alimentarsi presto, poco e spesso.
(indietro)
- DOPO GARA Per quanto riguarda
l'alimentazione del dopo gara è intuitivo che l'atleta al termine della
competizione e nei i giorni successivi sarà affaticato e avrà bisogno di
recuperare. Specialmente se la prestazione fisica è stata impegnativa è facile
che lo sportivo abbia scarso appetito e pertanto la razione alimentare dovrà
essere leggera. Dopo la gara è importante bere acqua gassata oltre i 250 cc,
meglio se tiepida, eventualmente con l'aggiunta di sali di potassio e di sodio
per riequilibrare le perdite idrosaline e combattere l'acidosi; più tardi è
possibile bere anche latte es. 250 cc meglio se scremato. Al termine della
prestazione atletica ha inizio la fase di recupero dell'organismo durante la
quale si deve verificare la ricostituzione delle scorte di glicogeno (che
avviene in circa 20 ore). La glicogenosintesi raggiunge la sua massima
velocità durante la prima ora dopo lo sforzo fisico poi si assiste ad un
graduale declino nel tempo (circa il 5% all'ora) per le ore successive.
Naturalmente la resintesi di glicogeno è influenzata dall'alimentazione che
segue la prestazione atletica, e in particolare i cibi in questa fase dovranno
essere facilmente digeribili e di facile assimilazione. Il glucosio sembra
favorire il recupero di glicogeno soprattutto a livello muscolare, mentre il
fruttosio sembra esplicare un maggiore effetto a livello epatico. Nei pasti
successivi alla prestazione dovranno essere introdotti alimenti leggeri e
alcalinizzanti, quali latte e latticini magri, frutta o succhi di frutta,
verdura e cereali (pane, pasta e riso), mentre sono da escludere alimenti
acidificanti. E' consigliabile anche il consumo di minestroni, creme di
verdura e legumi. Dopo le prime 24-48 ore l'alimentazione dovrà diventare più
abbondante. I pasti, che dovranno essere frequenti nella giornata (esempio 5-6
pasti die), diverranno più completi e dal secondo giorno si dovranno
introdurre anche cibi carnei. L'apporto calorico dovrà essere piuttosto
abbondante raggiungendo anche le 4.500-5000 K/cal die e con un apporto in
carboidrati di circa 400-600 g, soprattutto per coloro che esercitano sport di
"endurance". Nel caso di competizioni che si prolungano per diversi giorni
come le corse ciclistiche a tappe può rendersi necessario un aumento ulteriore
dell'apporto in zuccheri (oltre i 12 g pro kg di peso corporeo die) e in
questo caso è utile ricorrere ad una supplementazione con preparati in
commercio a base di glucidi. Nella fase successiva le caratteristiche
dell'alimentazione ritorneranno simili a quelle del periodo di allenamento.
(indietro)
- NUTRIENTI ENERGETICI
(indietro)
- I GLUCIDI(O ZUCCHERI O CARBOIDRATI)
In base alla loro formula di struttura i glucidi
vengono distinti in semplici e complessi. Gli zuccheri semplici comprendono i
monosaccaridi (glucosio, fruttosio, galattosio etc.), e i disaccaridi quali
saccarosio, lattosio e maltosio costituiti da due molecole di monosaccaridi.
Gli zuccheri complessi, che sono formati da catene di monosaccaridi,
comprendono oligosaccaridi (fino a dieci molecole di monosaccaridi) e
polisaccaridi come l'amido e il glicogeno. Mentre i monosaccaridi possono
essere assorbiti come tali a livello intestinale, gli altri zuccheri devono
comunque essere digeriti fino a monosaccaridi per poter essere utilizzati
dall'organismo. Per quanto concerne l'amido è bene precisare che ne esistono
di diverse qualità; esso infatti è presente nei vegetali sotto forma di
granuli intracellulari costituiti da miscele di amilosio e amilopectina in
proporzioni variabili. Poiché la velocità di metabolizzazione dell'amilosio è
minore rispetto a quella dell'amilopectina, per una razione alimentare prima
di un esercizio muscolare prolungato, la pasta di semola di grano duro, ricca
di amilosio, è da preferire rispetto per esempio al pane o alle patate, che
sono ricchi di amilopectina che viene metabolizzata più rapidamente. Una volta
assorbito il glucosio circolante verrà poi captato dai tessuti e seguirà
differenti destini metabolici: - - la via della glicogenosintesi, cioè la
formazione di glicogeno (che rappresenta in pratica una riserva di glucosio) a
partire da glucosio, specie a livello muscolare ed epatico; - - la via
degradativa glicolitica, presente in tutti i tessuti che consente di liberare
energia attraverso la demolizione del glucosio ad acqua ed anidride carbonica;
- - infine il glucosio può essere utilizzato, sotto stimolo dell'insulina, per
la lipogenesi (sintesi degli acidi grassi). Mentre a livello epatico
l'accumulo di glicogeno può raggiungere i 70-100 g, a livello muscolare arriva
anche a 150-300 g. Naturalmente una riduzione delle riserve di glicogeno
muscolare ha degli effetti negativi sul rendimento atletico. L'ingestione di
cibi glucidici è quindi importante, specie negli sportivi, per garantire un
afflusso di glucosio a livello epatico che consente, attraverso una riduzione
della glicogenolisi e un aumento della glicemia, una maggiore disponibilità di
glucosio a livello muscolare (esistono addirittura particolari tecniche di
allenamento che consentono agli atleti di aumentare le riserve di glicogeno
fino a 500g "supercompensazione alla Bergstrom"). Gli zuccheri sono altresì
importanti nella alimentazione di un atleta per evitare una eccessiva
riduzione della glicemia. Mentre un soggetto normale viene considerato in
"crisi ipoglicemica" quando la glicemia scende sotto valori di 50 mg/dl, nello
sportivo si considera come soglia un valore di 80 mg/dl. E' dimostrato che le
variazioni della glicemia durante l'esercizio muscolare sono minori se lo
sportivo riceve dosi frazionate di glucosio anziché una unica dose prima
dell'esercizio. Accade spesso però che la somministrazione frazionata di
alimenti sia difficile da realizzare durante attività prolungate per cui è
preferibile in questi casi utilizzare carboidrati a lento assorbimento, cioè
amido. Infine, l'aggiunta di proteine al pasto glucidico consente di rendere
più stabile il profilo glicemico in maniera da ottenere variazioni dei valori
di glicemia trascurabili. Gli zuccheri giocano un ruolo fondamentale nella
contrazione muscolare. Le fibre muscolari traggono la energia necessaria
principalmente dall'ATP (acido adenosintrifosforico), che, in presenza di un
enzima specifico, l'ATPasi, perde il radicale fosforico terminale ad alta
energia, trasformandosi in ADP (acido adenosindifosforico) rendendo
disponibile l'energia per la contrazione. L'ATP consumato viene quindi
rapidamente ricostituito a partire da ADP (adenosindifosfato) e CP
(creatinfosfato). La disponibilità della cellula di ATP e CP è assicurata
dalla fosforilazione ossidativa, a livello muscolare, delle molecole originate
dalla demolizione di glucidi e lipidi. Nelle primissime fasi (0-20 secondi) di
un esercizio il muscolo può utilizzare energia che viene rilasciata dai
precursori (ATP) contenuti nei depositi di riserva. Questa reazione si
verifica in condizioni di anaerobiosi (cioè in assenza di ossigeno) e senza
produzione di acido lattico, è molto rapida ma anche limitata nel tempo. Dopo
circa 20 secondi dall'inizio dell'esercizio e per almeno 2 minuti inizia a
livello cellulare, una prima demolizione di glucosio a partire dal glicogeno
muscolare. Questo processo comporta la trasformazione del piruvato in lattato.
Alla fine della contrazione muscolare interviene un terzo processo che si
svolge in aerobiosi, ossia necessita della presenza di ossigeno, che
attraverso la completa combustione del glucosio, mediante il ciclo di Krebs
fino a formare acqua e anidride carbonica, consente di liberare l'energia
necessaria per ricostruire le riserve di ATP cellulari. Gli sport di
"endurance" quindi che richiedono un lavoro muscolare prolungato nel tempo
devono fare ricorso soprattutto ad un metabolismo di tipo aerobico. Quando i
muscoli lavorano in condizioni aerobiche non si ha accumulo di acido lattico
poiché tutto il piruvato proveniente dal catabolismo del glucosio è ridotto ad
acqua e anidride carbonica, viceversa quando il muscolo lavora in condizioni
parzialmente aerobiche una parte del piruvato si trasforma in acido lattico
che se supera i normali livelli plasmatici di 5.7 - 22 mg/dl può essere causa
di dolori e spasmi muscolari. L'acido lattico che si forma in queste
condizioni può essere rimosso dalle fibre muscolari "rosse" durante
l'esercizio o trasformato in glucosio dal fegato soprattutto nelle fasi di
riposo. Va precisato infatti che la fibra muscolare negli sport di endurance
(maratona, sci di fondo ciclismo) ha una prevalenza di fibre "rosse" (fibre di
tipo I), ricche di mitocondri, mentre negli sport di velocità o di forza
esplosiva (sprint, lanci etc.) si ha una prevalenza di fibre "bianche" o
pallide (fibre di tipo 2), ricche di enzimi dei cicli anaerobici. E' intuitivo
che il diverso contenuto percentuale dei due tipi di fibre rosse o bianche,
condiziona le diverse potenzialità muscolari. La distribuzione dei due tipi di
fibra è determinato essenzialmente da fattori genetici e quindi le qualità
muscolari individuali sono presenti fino dalla nascita. Oggi tuttavia si
ammette anche l'esistenza di tre diversi sottotipi di fibre pallide con
caratteristiche intermedie ed è probabile che l'allenamento possa modificare
queste fibre che acquisterebbero caratteristiche simili a quelle rosse. Appare
chiaro in definitiva che nella dieta dello sportivo i carboidrati debbano
contribuire in larga misura a coprire il fabbisogno energetico. La quota di
carboidrati deve rappresentare circa il 55-60% della razione calorica totale,
dando preferenza agli zuccheri complessi e limitando invece la quantità di
zuccheri semplici a circa il 10-15% dell'apporto calorico globale.
(indietro)
- LIPIDI O GRASSI I lipidi della dieta sono
rappresentati principalmente da trigliceridi formati da acidi grassi e
glicerolo. Gli acidi grassi sono costituiti da catene di atomi di carbonio
uniti da legami semplici (acidi grassi saturi) o doppi (acidi grassi
insaturi). Se è presente un solo doppio legame nella molecola gli acidi grassi
vengono detti monoinsaturi (come l'acido oleico), sono detti polinsaturi
invece quegli acidi grassi che presentano nella loro molecola più di un doppio
legame (come l'acido linoleico, l'acido alfa linolenico, l'acido arachidonico,
l'acido eicosopentanoico etc.). Esistono acidi grassi polinsaturi denominati
essenziali (AGE) per il fatto che non possono essere sintetizzati
nell'organismo e che devono quindi essere introdotti con la dieta; questi sono
fondamentalmente due: l'acido linoleico (omega 6) e l'acido alfa linolenico
(omega 3) (la omega indica la posizione del primo doppio legame a partire dal
gruppo metilico CH3 terminale della molecola). Gli acidi grassi saturi (quali
il laurico, palmitico, stearico etc.) sono presenti soprattutto nei prodotti
animali (carni bovine, suine e ovine), nel latte e latticini. L'acido oleico,
che è il più importante tra gli acidi grassi monoinsaturi, è presente
soprattutto negli oli vegetali, specie quello di oliva, ma anche in carni
bovine e suine. L'acido linoleico, che è il più importante polinsaturo della
serie omega 6, è presente negli oli di mais, di semi di soia e di girasole. I
più importanti acidi grassi della serie omega 3 (cioè l'acido alfa linolenico,
l'acido eicosopentanoico e l'acido decosaesaenoico) si trovano soprattutto
nelle carni dei pesci che vivono in acque fredde (aringa, salmone). I
trigliceridi, una volta ingeriti vengono digeriti nell'organismo fino a acidi
grassi e monogliceridi. Gli acidi grassi captati dai tessuti possono essere
ossidati a livello muscolare oppure riesterificati con glicerolo e accumulati
come trigliceridi di deposito nel tessuto adiposo. Nelle fasi iniziali di una
attività fisica, come già detto in precedenza, il muscolo utilizza
preferenzialmente glucidi a scopo energetico mentre la ossidazione degli acidi
grassi inizia più tardivamente ed è molto più prolungata nel tempo,
teoricamente fino a 70 ore. La capacità del muscolo di utilizzare acidi grassi
a scopo energetico, risparmiando le fonti glucidiche, può essere migliorata da
un allenamento di "endurance". Durante un esercizio muscolare intenso e di
breve durata il muscolo utilizza prevalentemente glucosio a scopo energetico e
il contributo degli acidi grassi è minimo (entrano in gioco soprattutto fibre
muscolari di tipo I). Con il prolungarsi della attività fisica si riduce il
contributo del glucosio e gli acidi grassi non esterificati (NEFA) svolgono un
ruolo dominante (entrano in gioco soprattutto fibre muscolari di tipo II). In
pratica, i lipidi rappresentano un importante substrato energetico per il
muscolo scheletrico soprattutto durante un esercizio prolungato nel tempo, ma
che non comporti uno sforzo massimale, quando il clima è più rigido e quando
l'atleta è abituato ad un regime alimentare iperlipidico. Da un punto di vista
quantitativo l'apporto dietetico di lipidi considerato ottimale è del 20-30%
delle calorie totali, di cui 1/3 di acidi grassi saturi, 1/3 di acidi grassi
monoinsaturi e 1/3 di acidi grassi polinsaturi. L'apporto di colesterolo deve
essere al massimo di 300 mg giorno oppure di 100 mg per ogni 1000 K/cal
giornaliere.
(indietro)
- LE PROTEINE Le proteine sono sostanze
quaternarie costituite da carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto, con l'aggiunta
talvolta di zolfo o fosforo o ferro o rame etc. L'elemento proteico più
semplice è rappresentato dagli aminoacidi, acidi organici nei quali uno o più
atomi di carbonio sono legati ad uno o più gruppi aminici. Tra gli aminoacidi
presenti in natura alcuni sono detti "essenziali" per l'uomo in quanto il
nostro organismo non è in grado di sintetizzarli e pertanto devono essere
introdotti in quantità adeguate con la dieta (valina, leucina, isoleucina,
treonina, fenilalanina, triptofano, lisina), mentre altri "non essenziali"
(glicina, alanina, serina, acido aspartico, acido glutammico, prolina,
idrossiprolina, cisteina) possono essere sintetizzati dall'organismo. Altri
due aminoacidi (arginina e istidina) sono essenziali soltanto nel periodo
dell'accrescimento. Per una adeguata sintesi proteica è necessaria la
disponibilità contemporanea e in proporzione corretta di tutti gli aminoacidi.
Dato che le proteine dell'organismo sono soggette ad un continuo rinnovamento
e poiché l'organismo non dispone di riserve proteiche, è necessario introdurle
con la dieta. Le proteine di origine animale che contengono in proporzione
ottimale tutti gli aminoacidi essenziali sono dette ad elevato valore
biologico, mentre quelle di origine vegetale sono in genere carenti di uno o
più aminoacidi essenziali. L'associazione di alimenti animali e vegetali
consente quindi di garantire un apporto in aminoacidi completo. Mentre fino a
qualche anno fa si riteneva che le proteine non fossero in alcun modo
utilizzate nell'esercizio muscolare (a condizione che fosse adeguato l'apporto
calorico in lipidi e glucidi), attualmente vi sono delle opinioni discordanti.
Alcuni autori sostengono che l'ossidazione degli aminoacidi sia trascurabile
in condizioni di riposo e per un esercizio sottomassimale (della durata
inferiore ad un'ora), mentre fornirebbero dal 3 al 15-18% dell'energia
richiesta durante un esercizio prolungato. Altri autori sostengono che anche a
riposo le proteine contribuiscono per un 17% ai consumi energetici. E' stato
dimostrato che in alcune attività di "endurance" (specie ciclismo e corsa)
l'ossidazione degli aminoacidi si verifica anche nelle prime fasi
dell'esercizio e acquista sempre maggiore importanza con l'intensificarsi
dello stesso. L'utilizzo di proteine come fonte energetica è tanto più elevato
quanto più è limitata la quota di carboidrati disponibile all'inizio
dell'esercizio. La messa a disposizione di importanti quantità di aminoacidi,
quali substrati energetici per l'attività contrattile, comporta durante
l'attività muscolare una riduzione, o anche inibizione, della sintesi
proteica, a cui si associa un aumento della degradazione delle proteine
tissutali per incrementare la disponibilità di aminoacidi liberi. Questa
tendenza si inverte invece nel periodo successivo all'esercizio. Il fenomeno è
alla base del processo di ipertrofia muscolare che caratterizza il periodo di
allenamento, a condizione che siano disponibili adeguate quantità di
aminoacidi utilizzati per la sintesi proteica muscolare. In definitiva coloro
che svolgono attività sportiva hanno indubbiamente un maggiore fabbisogno di
proteine rispetto all'individuo sedentario, sia per l'aumento della sintesi
proteica che per l'aumentata utilizzazione di proteine a scopo energetico.
Secondo L'Istituto Nazionale di Nutrizione il livello di assunzione
raccomandato è pari a 0,75 g pro Kg di peso corporeo al giorno di proteine ad
elevata qualità biologica e negli USA è considerato ottimale un apporto di
0,8-0,9 g pro Kg di peso corporeo (NRC, RDA 89). In coloro che esercitano
sport la percentuale di calorie di provenienza proteica deve aumentare in
conformità al tipo di esercizio svolto. Brotherod propone per gli atleti
impegnati in attività di "endurance" un apporto di 1-1,2 g di proteine pro Kg
di peso corporeo al giorno, e di 1,3-1,6 g pro Kg di peso corporeo per gli
atleti impegnati in attività di potenza. Lemon e coll. propongono un apporto
di 1,8-2 g/kg/die per gli atleti con aumentato fabbisogno proteico, mentre
Butterfield suggerisce un apporto di 2,5 g/Kg/die. Negli sport che alternano
periodi di resistenza fisica a momento di esercizi intensi (tennis, calcio,
pallacanestro etc.) è necessario contenere l'apporto proteico in modo da non
creare un sovraccarico metabolico eccessivo. In definitiva può essere più
opportuno calcolare il fabbisogno proteico sulla base dell'apporto calorico
globale anziché sul peso corporeo dell'atleta, poiché, specialmente per
soggetti di grossa taglia fisica, una quantità di proteine troppo elevata può
avere ripercussioni negative sull'organismo. Viene considerato ottimale un
apporto di proteine pari al 10-15% delle calorie totali giornaliere,
ricordando che le proteine di origine animale hanno un valore biologico
superiore a quelle di origine vegetale.
(indietro)
(indietro)
- L'ACQUA Il nostro organismo è costituito
per il 51-71% da acqua. La percentuale di acqua è superiore nell'uomo rispetto
alla donna in virtù del diverso rapporto, esistente nei due sessi, tra massa
magra e tessuto adiposo. Infatti mentre il muscolo ha un contenuto in acqua di
circa il 70-75%, il tessuto adiposo ne contiene soltanto il 10-15%. Tra le più
importanti funzioni svolte dall'acqua ricordiamo: · · il trasporto di sostanze
nutritive; · · la partecipazione alle reazioni metaboliche dell'organismo che
per la maggior parte si svolgono in un mezzo acquoso; · · la regolazione della
temperatura corporea. Durante lo svolgimento di una attività sportiva si
verifica una produzione di calore. L'attivazione dei meccanismi di
termoregolazione corporea consente all'organismo di fronteggiare questo
fenomeno in maniera tale da mantenere costante la temperatura corporea attorno
ai 37°C. Se la quantità di calore prodotto durante l'esercizio muscolare è
particolarmente elevata, la sudorazione diventa il principale meccanismo
attraverso cui è possibile disperdere calore (circa 0,58 K/cal per ogni grammo
di acqua corporea eliminata col sudore). L'evaporazione di sudore può
aumentare nel corso dell'attività fisica fino a raggiungere, per un lavoro
muscolare molto intenso, anche valori di 50 ml al minuto. In alcuni tipi di
sport la perdita di acqua arriva ad essere il più importante ostacolo al
proseguimento della prestazione stessa e talvolta può essere pericolosa per lo
stesso atleta (Tab.1).
Deficit di acqua |
Sintomatologia |
|
2% del peso corporeo |
Sete |
|
6% del peso corporeo |
Sete,
Oliguria, Spossatezza, Irritazione, Aggressività |
|
7% del peso corporeo |
Malessere
generale, Astenia profonda |
|
10% del
peso corporeo |
Pericolo
di insorgenza del Colpo di Calore |
Tabella 1 -
Disidratazione
Se la sudorazione è molto abbondante si può
accompagnare alla perdita di minerali normalmente presenti nel sudore. Eccessive
perdite di sodio e cloro, per esempio, possono contribuire ulteriormente alla
disidratazione dell'organismo e alla compromissione della efficienza fisica. Va
comunque sottolineato che le perdite idrosaline sono molto più marcate nei
soggetti non allenati piuttosto che in atleti. L'allenamento determina infatti
alcuni adattamenti che consentono di limitare le perdite idroelettrolitiche e
quindi l'eventuale comparsa di sintomi ad essa legata. L'allenamento infatti
influenza il sistema di termodispersione e determina nell'atleta una produzione
di quantità di sudore maggiore e precoce rispetto al soggetto non allenato
(Tab.2).
-
|
Sali Minerali |
Liquidi extracellulari |
Sudore
a
riposo |
Sudore
nel non acclimatato |
Sudore nell’acclimatato |
|
Sodio |
3,25 |
1,85 |
1,38 |
0,92 |
|
Cloro |
3,70 |
3,10 |
1,50 |
1,00 |
|
Potassio |
0,20 |
0,20 |
0,20 |
0,15 |
|
Calcio
|
0,10 |
0,04 |
0,04 |
0,03 |
|
Magnesio |
0,01 |
0,01 |
0,01 |
0,01 |
|
TOTALE |
7,29 |
5,20 |
3,13 |
2,11 |
Tabella 2 - Contenuto di minerali (in grammi per litro) nel
liquido extracellulare e nel sudore
Inoltre i soggetti allenati emettono sudore
in tutti i distretti corporei, mentre i soggetti sedentari tendono a sudare in
zone limitate come la zona ascellare e quella inguinale. Per queste ragioni un
corretto apporto idrico è importante per tutti gli atleti non solo dopo la
prestazione sportiva, ma anche prima e dopo, sia in allenamento che in gara e
soprattutto prima di avvertire la sete (Tab.3).
La composizione della bevanda da assumere
prima della prestazione sportiva deve essere stabilita in funzione del tipo di
sport praticato e del tipo di impegno fisico. In linea generale se l'attività
fisica si protrae per almeno un'ora, può essere necessaria una integrazione
energetica, altrimenti la sola acqua è sufficiente. L'apporto elettrolitico deve
essere limitato ai soli minerali persi e che vanno aggiunti all'acqua. La
bevanda utilizzata durante una competizione sportiva deve essere assunta a
piccoli sorsi (150-200 ml), fresca poiché le bevande a 7-10 ° C vengono
assorbite più velocemente di quelle calde, deve avere una corretta osmolarità in
modo da ridurre al minimo i tempi di svuotamento gastrico e facilitarne
l'assorbimento. Naturalmente l'integrazione idro-salina deve continuare
soprattutto al termine dell'esercizio muscolare, motivo per cui è importante
anche adottare scelte di alimenti razionali e procedure di cottura tali da
soddisfare i bisogni di acqua, vitamine e minerali. Per ciò che riguarda le
bevande, l'aggiunta di piccole o moderate quantità di glucidi e sodio velocizza
l'assorbimento gastrico dell'acqua rispetto all'acqua pura, poiché il trasporto
accoppiato glucosio-sodio stimola per azione osmotica l'assorbimento dell'acqua.
La presenza di zuccheri inoltre fornisce una certa quantità di energia che può
essere utile all'atleta specie se l'impegno muscolare è intenso e protratto. Per
quanto riguarda gli zuccheri la loro quantità in una bevanda non deve essere
abbondante, dato che la permanenza di una soluzione nello stomaco aumenta con
l'aumentare della concentrazione dei carboidrati. Una concentrazione di zuccheri
inferiore al 6 % (cioè meno di 6 grammi di zuccheri per ogni 100 grammi di
acqua) garantisce una velocità di transito gastrico solo di poco più lenta di
quella dell'acqua pura. Estremamente importante è anche la scelta del tipo di
zucchero presente nella soluzione. Da questo punto di vista il fruttosio e le
maltodestrine sono meglio del saccarosio ( il normale zucchero da cucina) o del
glucosio; se infatti una bevanda contiene questi zuccheri il tempo di permanenza
nello stomaco della soluzione è inferiore. Viceversa l'ingestione di una bevanda
troppo ricca in zuccheri può creare problemi quando arriva nell'intestino tenue.
A questo livello infatti si può verificare una specie di "furto" di acqua nel
senso che la soluzione, troppo concentrata, richiama acqua nel lume intestinale
"rubandola" all'organismo e questo può contribuire a disidratare ulteriormente
l'atleta.
(indietro)
-
I MINERALI Le sostanze minerali sono
elementi inorganici, essenziali per l'organismo umano. Svolgono molte e
importanti funzioni partecipando a processi vitali cellulari e a reazioni del
metabolismo intermedio. I minerali presenti nei tessuti e nei liquidi organici
comprendono "macroelementi" presenti in grandi quantità (calcio, fosforo,
magnesio, sodio, potassio, cloro, zolfo etc.) e "microelementi" o "elementi
traccia" (ferro, manganese, molibdeno, zinco, rame, iodio, fluoro, selenio
etc.) presenti in piccole quantità ma altrettanto indispensabili. La loro
concentrazione nei tessuti e nei liquidi organici dipende dall'apporto
alimentare, dalle perdite (urine, feci e sudore), e dagli scambi tra
compartimento intra ed extracellulare. Negli atleti importanti perdite di sali
minerali sono legate soprattutto ad abbondanti sudorazioni, condizioni in cui
può essere necessaria una reintegrazione. Il fabbisogno in minerali sia negli
atleti ad alto livello, sia negli sportivi praticanti attività fisica con
continuità, sia in quelli occasionali, è condizionato non solo dal più elevato
dispendio energetico, ma anche dalla maggiore usura dei tessuti e da una più
accelerata attività metabolica.
-
CALCIO Svolge principalmente una funzione
plastica ma è importante anche per la contrazione muscolare. Negli sportivi un
ridotto assorbimento di calcio può essere causa di una alterata efficienza
muscolare. Una dieta iperproteica ed ipersodica e una dieta povera in frutta e
verdura (e quindi in potassio) sembrano determinare una maggiore escrezione
renale di calcio. E' sicuramente dimostrato che l'attività fisica, svolta in
periodo pre-maturità ossea, aumenta la densità minerale dell'osso. Tuttavia è
difficile dare una valutazione in merito alla quantità di esercizio necessario
ad attivare l'osteogenesi, essendo questo effetto dipendente dal tipo, dalla
frequenza e dalla intensità, con cui l'esercizio è eseguito. Durante
l'esercizio fisico il livello ematico del calcio tende a mantenersi costante,
poiché la lieve acidosi legata al lavoro muscolare provoca una mobilizzazione
di calcio dalle ossa con compensazione delle eventuali perdite legate alla
sudorazione. Al contrario un'attività intensa in soggetti non allenati può
provocare una progressiva demineralizzazione dell'osso con possibilità anche
di fratture (da "fatica"). Nelle atlete amenorroiche spesso è stata dimostrata
una osteoporosi, dovuta all'esercizio, che è stata messa in relazione a una
riduzione degli estrogeni da esercizio e a bassi apporti di calcio alimentare.
Il calcio è contenuto soprattutto nel latte e latticini, per cui, se la dieta
è equilibrata, è improbabile osservarne una carenza negli sportivi. Il
fabbisogno quotidiano è di circa 0,8 g negli adulti, di 1-1,4 g nei bambini e
ragazzi e di 1,5-2 g in gravidanza
-
FOSFORO Come il calcio è importante per la
sua funzione plastica e metabolica. Negli sportivi le perdite di fosforo con
il sudore sono modeste. Una carenza di fosforo nell'uomo è insolita e può
verificarsi soprattutto a causa di eccessivo apporto di alluminio, ferro, e
magnesio in seguito a terapie protratte. In generale una dieta ricca in calcio
assicura anche una sufficiente quota di fosforo. Nello sportivo è consigliato
un apporto giornaliero di 1,3 grammi.
-
MAGNESIO Durante un esercizio muscolare
prolungato l'abbondante sudorazione può determinare un deficit di magnesio che
può essere causa di una riduzione della prestazione atletica. La sua carenza
si può accompagnare a comparsa di affaticamento e di crampi muscolari.
L'apporto di magnesio consigliato per gli sportivi è di 8-10 mg per kg di peso
corporeo die. Nei soggetti sedentari è raccomandato un apporto di 350-400 mg
nei maschi, e di 280-350 mg nelle donne. Sfortunatamente gli alimenti più
ricchi di magnesio, quali cioccolato, frutta secca e legumi, possono creare
problemi digestivi, per cui nello sportivo ci si limita a consigliare un
adeguato consumo di cereali integrali (che ne contengono un discreto
quantitativo, anche se le perdite con i processi di raffinazione sono
elevate), oppure di acque minerali.
-
POTASSIO Si ritiene che l'apporto dietetico
giornaliero di potassio sia di circa 4 grammi e, data la sua grande
diffusione, è difficile ipotizzare una sua carenza in individui sani.
Importanti perdite di questo elemento si possono verificare con abbondanti
sudorazioni o per patologie intestinali (es. diarrea) e una grave
ipopotassiemia può avere importanti ripercussioni a livello cardiaco e
muscolare. Assieme al glucosio il potassio è localizzato nelle fibre
muscolari. La glicogenolisi, ossia la liberazione di glucosio, che si verifica
durante un esercizio muscolare, ne determina una liberazione al di fuori della
cellula. Allo stesso tempo il danneggiamento di alcune fibre muscolari che si
verifica durante l'attività fisica provoca una ulteriore fuoriuscita di
potassio dalle cellule con conseguente aumento dei suoi livelli plasmatici;
cosa che si può in effetti riscontrare all'inizio di un esercizio muscolare di
breve durata. Al contrario sforzi fisici prolungati e che comportano
abbondanti sudorazioni determinano una notevole riduzione della potassiemia.
Per questo motivo è importante, dopo uno sforzo muscolare, reintegrare le
perdite di potassio. Si può aumentare l'apporto dietetico di potassio sia con
frutta e verdura, latticini o prodotti disponibili in commercio contenenti
gluconato di potassio, ricordando però che una quota eccessiva può avere un
effetto diuretico.
-
SODIO In Italia il consumo medio
giornaliero di sodio è superiore ai livelli raccomandati di 4-6 grammi die. Se
l'atleta è acclimatato al calore e ben allenato, difficilmente andrà in
carenza di sodio, mentre una sua supplementazione può essere necessaria in
caso di attività fisica svolta in ambiente caldo umido e prolungata nel tempo.
Una sudorazione molto abbondante implica, non solo perdite di sodio ma di
altri importanti minerali, tra cui cloro e potassio. Il deficit di NaCl può
compromettere la validità e l'efficienza fisica dell'organismo determinando
nausea, ipotensione, collasso, crampi violenti. In alcuni casi si può
ricorrere a soluzioni saline a basse concentrazioni (es. 2%). CLORO
Prevalentemente rappresentato nei fluidi extracellulari, le sue variazioni e
il suo destino metabolico sono strettamente legati a sodio e potassio. E'
presente soprattutto nel cloruro di sodio (sale da cucina).
-
ZOLFO Elemento presente in tutte le cellule
dell'organismo, come componente delle proteine cellulari, ma anche in due
vitamine (tiamina e biotina). Implicato nelle reazioni di ossidoriduzione
sembra che giochi un ruolo importante nella eliminazione delle tossine, come
quelle che si producono nello sforzo muscolare. La principale fonte alimentare
sono gli aminoacidi solforati (metionina e cisteina) di cui sono
particolarmente ricchi i legumi.
-
FERRO Negli sportivi le perdite di ferro,
oltre che ad un ridotto assorbimento, possono essere legate a sudorazioni
abbondanti e ad un aumento dell'emolisi dei globuli rossi determinata dallo
stesso esercizio e che è dimostrata da un aumento della emoglobinuria e della
mioglobinuria. L'aumentata emolisi da sforzo muscolare è legata a vari fattori
quali l'aumento della velocità di circolo, della temperatura, al trauma
eritrocitario dovuto alla contrazione muscolare e all'acidosi da esercizio
fisico. In ogni caso il ferro proveniente dall'emoglobina danneggiata rientra
a far parte del pool del ferro circolante e quindi può essere nuovamente
disponibile. I sintomi che più frequentemente si possono osservare in un
atleta, legati alla carenza marziale, sono astenia, facile affaticabilità,
emicrania, crampi e inappetenza. L'apporto giornaliero consigliato di ferro è
di 10-12 mg per l'uomo e di 18 mg nelle donne.
-
CROMO Entra a far parte di un complesso
biologicamente attivo che serve a potenziare l'azione dell'insulina: il GTF o
"glucose tolerance factor" (fattore di tolleranza al glucosio) e quindi i suoi
effetti fisiologici investono il metabolismo dei carboidrati, lipidi e
proteine. Alcuni autori hanno riscontrato in soggetti sottoposti ad un
esercizio fisico prolungato, cui consegue una maggiore utilizzazione di
glucosio a scopo energetico, una più elevata escrezione di cromo con le urine.
Una carenza di cromo sembra ridurre i depositi di glicogeno epatico e
muscolare, mentre un quantitativo adeguato favorirebbe la captazione degli
aminoacidi a livello muscolare con aumento della massa magra e riduzione della
massa grassa. Le dosi giornaliere raccomandate, calcolate in base alle perdite
urinarie, sono di 50-200 mcg.
-
MANGANESE Si trova nei tessuti animali solo
in basse concentrazioni (12-20 mg in un soggetto adulto normale). Il calcio,
il fosforo e i fitati presenti nella dieta influenzano negativamente il suo
assorbimento intestinale che è relativamente scarso. Il manganese è un
componente fondamentale di tre diversi metallo-enzimi: l'arginasi, la piruvato
carbossilasi e la superossido dismutasi (SOD). La SOD citoplasmatica svolge un
ruolo, ancora non completamente chiarito, nella protezione della parete
cellulare dai danni causati dai radicali liberi. Una dieta carente in
manganese influenza il metabolismo glucidico, principalmente a livello del
processo gluconeogenetico. Dati recenti suggeriscono che una sua carenza possa
causare anche alterazioni della sintesi e/o secrezione di insulina, con
diminuita utilizzazione del glucosio. La ridotta disponibilità di insulina può
avere ripercussioni anche sul metabolismo lipidico; sembra che sia essenziale
per il corretto assemblamento delle lipoproteine. Anche la sintesi di
colesterolo viene ridotta negli stati carenziali, forse anche per una ridotta
attività dell'enzima acetil CoA carbossilasi. Mediamente si può ritenere che
35 mcg pro kg di peso corporeo die siano sufficienti.
-
SELENIO Come per altri metalli la sua
principale funzione è legata alla sua presenza in diversi enzimi implicati
fondamentalmente in reazioni di ossidoriduzione. Nei mammiferi (compreso
l'uomo) il selenio è presente nella glutatione perossidasi (GSHPx). Il selenio
gioca quindi fondamentalmente un ruolo antiossidante che consente di prevenire
la formazione, e quindi i danni provocati dai radicali liberi, oltre a
favorire la loro distribuzione grazie ad una azione sinergica con la vitamina
E. Per quanto riguarda l'attività fisica è importante sottolineare che anche
un esercizio muscolare intenso, prolungato, traumi e stress, sono situazioni
che comportano un aumento della formazione di radicali liberi, motivo per cui
questo elemento può svolgere un ruolo essenziale negli sportivi.
Neutralizzando infatti i radicali liberi, previene la perossidazione lipidica
indotta dall'esercizio. Il fabbisogno giornaliero è fissato per gli adulti sui
50-200 mcg die.
-
MOLIBDENO E' presente in numerosi enzimi,
quali xantina ossidasi, aldeide ossidasi e solfito ossidasi, implicati in
importanti reazioni metaboliche. Il molibdeno si trova in molti alimenti e
pertanto non sono state riscontrate nell'uomo situazioni di carenza. Il suo
fabbisogno per individuo adulto sano è stimato a seconda degli autori dai 350
ai 120-240 mcg al giorno.
-
COBALTO La sua struttura elettronica è
simile a quella del ferro per cui i due metalli possiedono molte proprietà
comuni. Non sorprende quindi che sia stata dimostrata, anche nell'uomo, una
stretta correlazione tra assorbimento dei due elementi, e che ha fatto
supporre l'esistenza di un meccanismo di trasporto per entrambi. Tuttavia per
il cobalto non sembra esistere un meccanismo di controllo nell'assorbimento
intestinale (se si aumenta la dose somministrata aumenta parallelamente anche
quella assorbita), inoltre sembra essere immagazzinato nella mucosa
intestinale. Se il cobalto viene somministrato assieme al latte la percentuale
assorbita aumenta fino al 40 %. L'unica funzione finora accertata di questo
elemento nell'uomo è il suo ruolo come componente strutturale della vitamina
B12. L'apporto giornaliero varia tra 0,05 e 18 mg.
-
VANADIO Nel suolo è presente sotto forma di
sali relativamente insolubili, spesso come ione trivalente, mentre la valenza
5+ è caratteristica dello ione che si trova nelle acque dolci e salate. Altri
stati di ossidazione di questo elemento di transizione sono 0,2+, 4+; quelle
più stabili sono le forme tetra e pentavalenti. Finora il vanadio è risultato
essenziale solo per il pollo e il ratto, mentre per l'uomo non esiste una
dimostrazione certa. Il suo assorbimento intestinale è molto basso e dopo
l'ingestione le più alte concentrazioni si trovano nel rene, seguito
dall'osso, fegato e muscolo. Nell'uomo la concentrazione tessutale di vanadio
è molto bassa, dell'ordine di 0,01-0,6 mcg/g di tessuto fresco, con valori un
po' più elevati a livello renale. L'inibizione esercitata dal vanadio su varie
ATPasi (oltre a quella sodio-potassio dipendente, anche quella calcio-magnesio
dipendente) presenti in vari tessuti, costituisce uno degli effetti biologici
"sicuri" dell'elemento. Partecipa al metabolismo di ossa e denti. Infine il
vanadio interviene a vari livelli nel metabolismo del glucosio, favorendo
l'azione dell'insulina (effetto insulino-mimetico). Non esistono dati
disponibili per quanto riguarda il fabbisogno di vanadio per l'uomo.
Nell'organismo umano il pool totale è di circa 100-200 mcg. L'apporto medio
giornaliero si aggira attorno a 10-60 mcg, con livelli ematici di 1 mcg/ml.
L'acqua e alcune bevande possono contribuire alla copertura del fabbisogno del
metallo (contenendone da 0,04-0,85 ng/g fino a 1,8 ng/g). Il contenuto in
vanadio di alcuni cibi preparati raggiunge anche i 100 ng/g e ciò fa pensare
ad una introduzione dell'elemento nella fase tecnologica di preparazione.
-
NICHEL L'assorbimento di questo elemento è
strettamente collegato a quello del ferro. Verosimilmente il suo trasporto
attraverso la mucosa intestinale utilizza lo stesso carrier (trasportatore)
del ferro. Di conseguenza la concentrazione di ferro negli alimenti influenza
l'assorbimento del nichel e viceversa. Il suo assorbimento è piuttosto basso,
dell'ordine del 10 % e il rimanente viene escreto con le feci. A tutt'oggi la
funzione del nichel meglio definita riguarda il suo ruolo strutturale
nell'ureasi, un nichel-enzima di molte piante e microrganismi. In ogni caso la
presenza di ioni nichel in alcuni enzimi di origine batterica fa sospettare
che esso possa svolgere funzioni anche negli organismi superiori, uomo
incluso. Stati di carenza di nichel sono stati descritti in alcune specie
animali (pollo, vacca, capra, cani e ratto) con una sintomatologia
essenzialmente legata ad una alterazione del metabolismo del ferro.
L'assunzione media giornaliera è di 107-176 mcg.
-
SILICIO E' uno degli elementi più
abbondanti sulla terra. Sotto il profilo biologico l'interesse per il silicio
è stato fino a pochi anni addietro esclusivamente rivolto ai suoi aspetti
tossicologici (in quanto implicato nella genesi di alcune patologie quali la
silicosi e l'asbestosi). Solo agli inizi degli anni 70 è stato dimostrato che
il silicio è un elemento essenziale per l'uomo in quanto indispensabile per il
processo di ossidazione, per la sintesi delle cartilagini del tessuto
connettivo. Il silicio contenuto nei cibi e nelle bevande viene
fondamentalmente assorbito a livello intestinale e successivamente diffonde
nei diversi compartimenti cellulari. I tessuti connettivi (aorta, trachea,
tendine, osso, pelle) ne sono particolarmente ricchi. Alte concentrazioni si
trovano anche nello smalto dei denti. Studi in vitro e in vivo hanno
dimostrato che è localizzato principalmente nell'osso "giovane", nelle aree
attive di crescita. Ulteriori ricerche hanno dimostrato che il silicio oltre
al processo di calcificazione è direttamente interessato alla formazione della
matrice del tessuto connettivo. Il silicio svolge anche un ruolo strutturale
nella formazione dei complessi proteine-glicosaminoglicani, che costituiscono
la sostanza fondamentale extracellulare che circonda il collagene, le fibre
elastiche e le cellule. In definitiva esso contribuisce alla impalcatura
strutturale del tessuto connettivo. Dato che la sostanza fondamentale e il
tessuto connettivo subiscono profonde modificazioni con l'età, non stupisce il
fatto che anche la concentrazione di silicio nei tessuti tenda a diminuire con
l'età. Per quanto riguarda il fabbisogno di silicio nell'uomo non esistono
dati sicuri.
-
IODIO Elemento indispensabile alla funzione
tiroidea. Il suo fabbisogno è di 100-200 mcg die. Tra gli alimenti ne sono
ricchi soprattutto pesci (crostacei e molluschi), olio di fegato di pesce e
fra i vegetali legumi, pomodori, cetrioli, cipolle, mentre i cavoli che
contengono tiocianati ne inibiscono l'assorbimento.
-
ZINCO Svolge un ruolo importante come
antiossidante, nel sistema immunitario e favorisce il processo di
cicatrizzazione delle ferite. La relazione tra attività fisica e zinco è
complessa. Esercizi fisici prolungati possono provocare perdite di questo
elemento per sudorazione profusa e per un aumento della sua eliminazione
urinaria. Anche il danneggiamento delle fibre muscolari, che si verifica
durante l'esercizio, facilita la perdita di zinco. Il fabbisogno giornaliero
dell'adulto è di circa 15 mg e quello di origine animale è meglio assorbito di
quello di origine vegetale. I fitati, i fosfati, il calcio e le fibre
alimentari ne riducono l'assorbimento. Nello sportivo può essere raccomandato
un apporto di 24 mg die.
-
RAME E' implicato soprattutto nelle
reazioni di ossidoriduzione. Protegge dai radicali liberi, influenza il
metabolismo del ferro. E' raccomandato un apporto di 2-6 mg al giorno e il suo
livello è indicato da una proteina plasmatica, la ceruloplasmina. Esistono
dati discordanti sulle variazioni dei suoi livelli nel sangue durante
l'attività fisica, che potrebbero essere legati ai differenti tipi di sport.
Con il sudore si possono perdere quantità significative di rame, quindi
generalmente una sua integrazione è considerata opportuna anche in presenza di
un apporto alimentare sufficiente.
(indietro)
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LE VITAMINE Le vitamine sono costituenti
degli alimenti essenziali per l'organismo ma non biosintetizzabili in quantità
sufficiente, né come tali, né come precursori. Vengono suddivise per le loro
caratteristiche fisico chimiche in liposolubili e idrosolubili; sono
idrosolubili la vitamina C e quelle del gruppo B, liposolubili la vitamina A,
la E, la D e la K. Le vitamine non apportano calorie, però possono migliorare
l'utilizzazione di tutti i substrati energetici. E' noto che le vitamine
devono essere assunte con la dieta in quantità adeguata, altrimenti possono
insorgere gravi malattie da carenza, nel cui quadro morboso generalmente
predominano disturbi metabolici. Negli uomini come negli animali la carenza
assoluta di una vitamina porta ad una avitaminosi con gravi sintomi tipici. Le
avitaminosi oggi sono rare; abbastanza frequenti sono invece le ipovitaminosi
subcliniche (carenze parziali o stati precarenziali) che possono manifestarsi
con diversi e molteplici disturbi. Numerose vitamine del complesso B entrano
nella costituzione di coenzimi, catalizzanti ciascuno specifiche reazioni
chimiche. L'intervento delle vitamine nelle reazioni del metabolismo
intermedio è essenziale, per cui la loro presenza è indispensabile per lo
svolgersi delle reazioni stesse. In particolare le vitamine idrosolubili, ad
eccezione della vitamina C, entrando a far parte della molecola di coenzimi,
svolgono un'azione biocatalizzatrice tale per cui la loro carenza porta ad
alterazioni del metabolismo che si instaurano ancora prima delle
manifestazioni cliniche. Una alimentazione equilibrata teoricamente apporta
vitamine in quantità sufficiente a coprire le esigenze di un individuo sano.
Tuttavia in corso di diete squilibrate, abuso di alcool, fumo, uso prolungato
di medicamenti, presenza di contaminanti ambientali oppure aumentato
fabbisogno, come in alcuni atleti, possono determinarsi dei deficit relativi
di vitamine. La pratica sportiva intensa crea le condizioni per un maggiore
turnover metabolico e per un incremento dei processi di perossidazione con
conseguente maggiore utilizzazione delle vitamine. Per quanto riguarda
l'importanza delle vitamine nei soggetti che praticano sport Cliff e Berard
distinguono questi nutrienti in due gruppi: le vitamine che si comportano da
analettici biologici (B1, B6, B12, e vitamina C) e le altre vitamine, il cui
ruolo nella attività sportiva è invece ancora poco conosciuto.
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VITAMINA B1 Il fabbisogno giornaliero di
questa vitamina è strettamente correlato alla assunzione dei carboidrati con
la dieta. L'80% della tiamina nell'organismo è rappresentata dalla tiamina
pirofosfato (TPP) che costituisce il coenzima che interviene in importanti
reazioni metaboliche. La vitamina svolge un ruolo essenziale nel metabolismo
energetico partecipando alla sintesi dell'acetil-CoA (acetil coenzima A) che
rappresenta il legame tra il metabolismo di glucidi, lipidi e proteine. Il
ruolo della vitamina nell'alimentazione dello sportivo è controverso: sembra
che in presenza di un deficit, anche relativo, della vitamina la sua
assunzione possa migliorare i tempi di recupero dell'atleta, attenuare la
sensazione di fatica e ostacolare la comparsa di crampi muscolari. Nell'adulto
è raccomandata alla dose di 0,5 mg/1000 Kcal giornaliere o circa 1,5 mg die.
In coloro che praticano sport è consigliato un aumento fino a 5-10 mg anche in
forma farmacologica da assumere ai pasti.
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VITAMINA B2 o RIBOFLAVINA La vitamina B2
viene assorbita a livello intestinale dove si trasforma per il 75% in FAD
(flavindinucleotide) e per il 25% in FMN (flavinmononucleotide). FAD e FMN
rappresentano le forme attive della vitamina che come costituenti di vari
sistemi enzimatici intervengono nel metabolismo intermedio o nei processi
ossidoriduttivi cellulari. L'apporto giornaliero di questa vitamina è in
relazione al dispendio energetico; si calcolano 0,6 mg/1000k/cal introdotte
con la dieta. Nei soggetti che praticano sport è consigliato un apporto di
2-2,5 mg fino ad un incremento di 15 mg al giorno in presenza di un'attività
fisica molto intensa.
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VITAMINA PP o NIACINA O B3 E' l'amide
dell'acido nicotinico ed entra a far parte di coenzimi trasportatori di
idrogeno quali il NAD (nicotinamide adenin dinucleotide) e l'NADP
(nicotinamide adenin dinucleotide fosfato) che svolgono un ruolo importante in
vari processi del metabolismo intermedio quali la glicolisi, la sintesi e il
catabolismo degli aminoacidi, e degli acidi grassi, la sintesi del
colesterolo. L'assunzione giornaliera consigliata nell'adulto è di 15-20 mg;
nello sportivo il fabbisogno può aumentare fino a 30-50 mg e comunque il
fabbisogno varia a seconda dell'introduzione glucidica (con 3000 Kcal/die si
consiglia un apporto di circa 21 mg).
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VITAMINA B5 o ACIDO PANTOTENICO Essendo
largamente diffusa negli alimenti non è conosciuta nell'uomo una sindrome da
carenza di questa vitamina. Nella sua forma attiva entra nella costituzione di
uno dei più importanti coenzimi, il coenzima A, che funge da importante
trasportatore di gruppi carbossilici (prima tappa indispensabile per la beta
ossidazione degli acidi grassi). Interviene anche nel ciclo di Krebs, nei
processi di detossificazione e nella sintesi di colesterolo. Alte dosi di
Vitamina B5 aumentano l'attività funzionale del corticosurrene, importante in
particolar modo nell'atleta. Il fabbisogno nell'adulto è stimato sui 10 mg,
mentre nello sportivo se ne consigliano 20-30 mg die.
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VITAMINA B6 o PIRIDOSSINA Entra nella
costituzione di enzimi che partecipano a numerose reazioni per la sintesi e il
catabolismo degli aminoacidi per cui il suo fabbisogno cresce con il crescere
della quota proteica nella dieta. Interviene anche in alcune tappe
fondamentali del metabolismo glucidico (come la conversione del glicogeno in
glucosio 1 fosfato), e lipidico (conversione dell'acido linolenico in acido
arachidonico). Inoltre ha un ruolo nel metabolismo muscolare e nervoso e nella
formazione dei globuli rossi. Nei soggetti sportivi in particolare è stata
dimostrata una sua azione sulla funzionalità del muscolo cardiaco e nei
processi di detossificazione da fatica. Nell'adulto il fabbisogno giornaliero
è di circa 2 mg. Per quanto riguarda gli sportivi invece alcuni autori
suggeriscono un apporto tra i 15 e i 30 mg die, altri consigliano di calcolare
il fabbisogno in base all'apporto di proteine (es. 0,016 mg/g di proteine
della dieta).
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VITAMINA B8 o H o BIOTINA La biotina è un
acido eterociclico monocarbossilico contenente solfo che partecipa alle
reazioni di carbossilazione. Rappresenta una parte essenziale degli enzimi di
trasporto nella betaossidazione. La conversione della Biotina in CoA è legata
al magnesio. Poiché la vitamina è prodotta in quantità significativa dalla
flora batterica intestinale il suo fabbisogno nell'adulto è tuttora poco
conosciuto. Viene comunque raccomandato un apporto di 30-100 mcg die. Anche se
non esistono studi sicuri sugli effetti di una supplementazione di biotina
negli sportivi, alcuni autori consigliano un apporto di 10-20 mg die.
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VITAMINA B9 o ACIDO FOLICO Si parla di
folati per indicare un gruppo di sostanze chimicamente derivate dall'acido
pteroil-monoglutammico o acido folico propriamente detto o folacina. L'acido
folico viene ridotto nell'organismo ad acido tetraidrofolico (THF) il quale a
sua volta viene convertito nelle forme enzimatiche di trasporto. Tutti i
coenzimi dell'acido folico sono dei derivati del THF che è l'accettore
dell'unità monocarbossilica C1. Questi composti la cui funzione è quella di
trasportare le unità monocarboniose, svolgono un ruolo essenziale in molte
reazioni metaboliche alle quali prende parte anche la vitamina B12. Sono
essenziali nel metabolismo degli acidi nucleici e di alcuni aminoacidi.
Favoriscono la normale formazione dei globuli rossi e la funzionalità del
sistema nervoso. La conseguenza più importante della carenza di folati è
rappresentata dall'alterazione della sintesi del DNA e il risultato è
costituito da un insieme di cambiamenti caratteristici della morfologia
nucleare. I tessuti che hanno la più alta velocità di moltiplicazione
cellulare sono coinvolti per primi e queste alterazioni vengono definite come
megaloblastiche. Uno dei primi sintomi della carenza è infatti l'instaurarsi
di una anemia megaloblastica caratterizzata dalla presenza nel midollo osseo
di cellule megaloblastiche. Il fabbisogno giornaliero dell'adulto è di circa 3
mcg/kg. Non esistono dati certi sugli effetti di una supplementazione di
folati negli sportivi anche se alcuni autori ne consigliano 15-40 mg.
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VITAMINA B12 o CIANOCOBALAMINA La vitamina
agisce come coenzima nella sintesi del DNA e favorisce la crescita e lo
sviluppo cellulare. Il quadro clinico più noto legato alla carenza di questa
vitamina è l'anemia perniciosa, determinata dalla mancata sintesi, da parte
della muscosa gastrica, di una glicoproteina denominata "fattore intrinseco"
che è necessaria per l'assorbimento della vitamina stessa. La malattia è
caratterizzata da alterazioni a carico del sistema nervoso e dei globuli rossi
(anemia megaloblastica). Si ritiene che un quantitativo di 1-3 mcg al giorno
sia normalmente sufficiente, mentre negli sportivi nel periodo di
accrescimento muscolare si consiglia un apporto di 2-3 mcg die.
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VITAMINA C o ACIDO ASCORBICO L'acido
ascorbico interviene nei processi ossidoriduttivi, nel metabolismo degli
aminoacidi, favorisce la formazione del collagene che rappresenta la proteina
più abbondante dell'organismo ed il costituente fondamentale dei tessuti di
sostegno come tendini, legamenti, cartilagini, ossa e denti. La sua carenza
infatti determina una incompleta formazione dei legami interfibrillari con
minore resistenza del collagene. Favorisce inoltre l'assorbimento del ferro a
livello intestinale, e interviene nella biosintesi della carnitina etc.
Esplica una importante funzione antiossidante favorendo la rimozione dei
radicali liberi. E' evidente quindi che la Vitamina C da un lato migliora la
resistenza dei tendini e dei legamenti, conferendo compattezza e resistenza al
collagene, e dall'altro protegge questi tessuti dallo stress ossidativo. Si
consiglia generalmente, per gli adulti, una assunzione giornaliera di 60 mg.
Per quanto riguarda gli effetti della vitamina C sull'esercizio fisico
esistono dei dati contrastanti. Mentre alcuni autori ritengono che l'apporto
normale (60-65 mg al giorno) sia sufficiente, altri consigliano negli sportivi
un apporto di 2-3 volte superiore (150- 300 mg). Supplementazioni di Vitamina
C non hanno migliorato la performance atletica in studi ben controllati.
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VITAMINA A o RETINOLO La vitamina A è un
alcool superiore presente solo nel mondo animale; negli alimenti di origine
vegetale si trovano invece i suoi precursori (provitamine A), i carotenoidi,
che l'organismo animale è in grado di trasformare in vitamina A. Le principali
provitamine sono l'alfa, il beta e il gamma carotene, ma la forma
biologicamente più attiva è il beta carotene. La vitamina A è indispensabile
per la visione tanto che uno dei sintomi più precoci della sua carenza è la
emeralopia o cecità notturna, caratterizzata da una riduzione dell'adattamento
delle facoltà visive alla luce crepuscolare. E' necessaria per il normale
trofismo delle cellule epiteliali, per lo sviluppo delle ossa e dei denti, per
il sistema immunitario, per la sintesi di alcuni ormoni (steroidei e
tiroidei). Svolge inoltre un importante ruolo come antiossidante. Il
fabbisogno per l'uomo adulto è valutato in 1000 mcg die. Nello sportivo che
faccia attività notturna può essere utile aumentare il suo apporto fino a
50.000 U.I. al giorno per migliorare la visione notturna. E' opportuno
sottolineare che un sovradosaggio di vitamina A provoca astenia, cefalea,
pelle squamosa, epatosplenomegalia e ispessimento osseo, mentre una eccessiva
ingestione di caroteni può determinare un colorito giallo intenso specie a
livello delle palme delle mani e dei piedi. Dosi superiori a 10.000 U.I. al
giorno assunte nei primi mesi di gravidanza possono avere un effetto
teratogeno.
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VITAMINA D La vitamina D, o vitamina
antirachitica, è presente in natura sotto diverse forme, ma le più importanti
per l'uomo sono la D3 (colecalciferolo) e la D2 (calciferolo). La D3 è quella
maggiormente rappresentata nell'organismo umano dove viene sintetizzata a
livello della cute per azione dei raggi ultravioletti della luce solare a
partire dal 7-deidrocolesterolo. La vitamina D viene attivata a livello
epatico e renale e svolge un ruolo fondamentale nella regolazione del
metabolismo del calcio e del fosforo. La sua carenza provoca infatti
rachitismo nei bambini, dove a causa dell'alterazione dei processi di
calcificazione le ossa lunghe divengono meno resistenti e specie quelle degli
arti inferiori si incurvano e si deformano in vario modo. Anche le ossa piatte
e i denti sono colpiti dal processo di alterata calcificazione. Nell'adulto la
carenza determina invece osteomalacia caratterizzata da decalcificazione
scheletrica. L'assunzione di vitamina D raccomandata durante l'accrescimento è
di 10 mcg (o 400 U.I.). Nell'adulto sono sufficienti 5-7,5 mcg e gli sportivi
non necessitano maggiorazioni.
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VITAMINA E o TOCOFEROLO La vitamina E
esiste in natura sotto diverse forme: alfa, beta, gamma e omega tocoferolo, ma
quella che possiede maggiore attività biologica è la alfa, comunemente
indicata come vitamina E. E' importante il suo ruolo come fattore
antiossidante in grado, in particolare, di contrastare i fenomeni di
perossidazione lipidica a livello delle membrane. Partecipa alla sintesi del
DNA, e della vitamina C. Si ritiene che la vitamina intervenga anche sul
meccanismo di trasporto degli elettroni nella catena respiratoria, attraverso
una regolazione del tasso di coenzima Q. Insieme al selenio la vitamina E
svolgerebbe un ruolo protettivo nei confronti dell'invecchiamento cellulare ed
esplicherebbe effetti favorevoli nel sistema immunitario. Per quanto riguarda
gli sportivi è stata ipotizzata una sua azione protettiva sul recupero
funzionale e sulla rigenerazione delle fibrocellule durante prestazioni
atletiche, specie se praticate in alta quota. Un apporto di 10-30 mg al giorno
copre sicuramente il fabbisogno dell'uomo e normalmente una dieta variata ed
equilibrata è in grado di assicurare questo apporto. Tuttavia negli sportivi,
in rapporto ai dimostrati effetti sullo "stress ossidativo" una integrazione
può risultare utile nella fase di allenamento intenso o nel caso di
prestazioni atletiche particolarmente impegnative e ravvicinate.
-
VITAMINA K La funzione fisiologica della
vitamina K o vitamina antiemorragica è rappresentata dal suo intervento nella
sintesi di alcuni fattori plasmatici della coagulazione (fattore II, VII, IX e
X), pertanto una sua carenza può provocare emorragie. In natura si trova sotto
due forme: la vitamina K1 o fillochinone (2-metil-3 fenil-1,4-naftochinone) e
la K2 che è sintetizzata dalla flora batterica intestinale. Si ritiene che la
normale alimentazione copra i fabbisogni, comunque la variabilità della
produzione batterica intestinale ha spinto a consigliare un apporto tra i 70 e
i 140 mcg die.
I prodotti per sportivi trovano collocazione nel gruppo
8 dell'allegato 1 del D.L. 111/92 "Alimenti adattati ad un intenso sforzo
muscolare soprattutto per sportivi". Tutti questi alimenti devono essere
formulati in modo confacente alle esigenze nutrizionali per il tipo di attività
svolta, ed assicurare un'ottimale biodisponibilità dei nutrienti apportati
(Circolare Ministeriale n.8 del 07/06/99 - allegato 3). Gli alimenti adattati ad
un intenso sforzo muscolare sono collocabili nelle seguenti categorie:
- prodotti finalizzati ad una integrazione
energetica
- prodotti con minerali destinati a reintegrare le
perdite idrosaline causate dalla sudorazione conseguente all'attività
muscolare svolta
- prodotti finalizzati all'integrazione di
proteine
- prodotti finalizzati all'integrazione di aminoacidi e
derivati
- altri prodotti con valenza nutrizionale,
adattati ad un intenso sforzo muscolare
- combinazione dei suddetti prodotti.
E' possibile trovare in commercio diversi tipi di integratori alimentari indicati per chi
pratica sport: integratori completi (tipo pasti sostitutivi) oppure
monocomposti a base di carboidrati, sali minerali, vitamine etc.
(indietro)
- INTEGRATORI GLUCIDICI Vengono utilizzati
soprattutto per la capacità di fornire calorie di pronta utilizzazione. Il
loro apporto è importante per la "razione d'attesa" (da consumarsi circa 3 ore
prima della gara), nella "razione di intervallo" (es. tra un tempo e l'altro
della competizione), e nelle "razioni intragara" (durante prestazioni sportive
superiori alle due ore), nonché nella "razione di recupero". In linea generale
si ritiene che debbano apportare fino ad un massimo di 70 % di zuccheri. Gli
integratori glucidici sono costituiti generalmente da monosaccaridi (in
particolare glucosio e fruttosio) e oligosaccaridi. Per quanto riguarda in
particolare il fruttosio, spesso presente in questo genere di integratori, non
esistono evidenze che sia più vantaggioso, rispetto al glucosio, nel
migliorare le prestazioni degli sportivi. Il fruttosio infatti viene
metabolizzato a livello epatico dove circa i 2/3 vengono trasformati in
glucosio. La quota rimanente in parte viene rilasciata con formazione di
lattato, in parte viene ossidata ad acqua e anidride carbonica. Si è osservato
poi, che un carico orale di fruttosio porta ad una riduzione dei fosfati
inorganici a livello epatico che causa, a sua volta, una degradazione dell'AMP
ad acido urico rimesso poi in circolo dall'epatocita. Ciò negli sportivi può
causare un aumento dell'uricemia e uricuria, con possibili manifestazioni
gottose nei soggetti predisposti. Inoltre, sempre in soggetti predisposti,
l'assunzione di fruttosio può causare alterazioni dell'assetto lipemico
caratterizzate soprattutto da un aumento dei trigliceridi plasmatici. Il
glucosio (o sciroppo di glucosio), se assunto immediatamente prima della
competizione, assicura livelli relativamente costanti della glicemia che
consentono un risparmio delle riserve di glicogeno. Questo effetto è ancora
più evidente se durante la prestazione di lunga durata il glucosio è assunto
non solo prima ma anche durante la gara. Per quanto concerne la razione di
recupero si può dire che fruttosio e glucosio hanno effetti simili, sulla
reintegrazione di glicogeno muscolare ed epatico, se vengono consumati insieme
ad altri carboidrati complessi. Con le maltodestrine (polimeri di glucosio)
sono stati riscontrati risultati migliori rispetto ai monosaccaridi. Infine,
riguardo l'impiego di bevande preconfezionate che contengono elevate quantità
di zuccheri (per esempio superiori ai 100 g/l), va ricordato che queste
rallentano i tempi di svuotamento gastrico e quindi l'entrata in circolo dello
zucchero ingerito e dei sali, se presenti.
(indietro)
- INTEGRATORI DI AMINOACIDI
- AMINOACIDI A CATENA RAMIFICATA (BCAA) Gli aminoacidi essenziali a catena ramificata (BCAA
o branched chain aminoacids) e cioè valina, leucina e isoleucina, vengono
spesso utilizzati come integratori nella dieta degli sportivi. I prodotti del
catabolismo muscolare dei BCAA quali alanina e glutamina sono successivamente
rilasciati dal muscolo. L'alanina favorisce il trasporto di gruppi aminici dal
muscolo al fegato, favorendo così i processi dì detossificazione
particolarmente importante negli sportivi dove si verifica un forte aumento
della produzione di ammoniaca. Allo stesso modo anche la glutamina svolge un
ruolo fondamentale nel trasporto di ammoniaca al fegato per la formazione di
urea, partecipando al processo di detossificazione svolto dai BCAA. L'alanina
contribuisce inoltre all'incremento della neoglucogenesi epatica. Un
particolare aspetto del metabolismo di alcuni aminoacidi è la loro possibilità
di modificare alcuni neurotrasmettitori del sistema nervoso centrale. Durante
l'attività fisica, infatti, si verifica, in conseguenza della loro ossidazione
muscolare, una riduzione dei livelli plasmatici di BCAA, insieme ad un aumento
dei livelli ematici di triptofano libero e di ammoniaca. Ciò favorisce un
passaggio attraverso la barriera ematoencefalica di più elevate quantità di
triptofano, che induce a sua volta un aumento della serotonina. L'aumento
della concentrazione di serotonina a livello centrale può avere influenza sul
tono dell'umore, indurre sonnolenza e ridurre la capacità di concentrazione.
Poiché il triptofano e i BCAA utilizzano uno stesso carrier per attraversare
la barriera ematoencefalica, esiste una sorta di competizione per cui, durante
l'attività fisica in cui aumenta la concentrazione di triptofano rispetto a
quella dei BCAA, si verifica un aumento del suo passaggio a livello centrale.
La maggiore produzione di serotonina che ne consegue può essere causa di una
precoce comparsa di senso di affaticamento. Al contrario un apporto di
notevoli quantità di BCAA per via orale, riducendo l'ammoniemia plasmatica e
contrastando il passaggio di triptofano e quindi la produzione di serotonina a
livello centrale, può contribuire a ridurre e ritardare la comparsa di fatica,
migliorando la performance dell'atleta.
- ARGININA E ORNITINA Si ritiene che
l'ingestione di questi aminoacidi possa stimolare il rilascio di ormone della
crescita GH, contribuendo allo sviluppo delle masse muscolari per un effetto
anabolizzante. In realtà i risultati sulla reale efficacia ed innocuità di
tali composti sono ancora contrastanti.
- ASPARTATO DI POTASSIO E MAGNESIO L'acido
aspartico è un aminoacido non essenziale che sembra favorire una riduzione dei
livelli di ammoniemia a livello muscolare durante l'esercizio fisico; ciò
contribuisce a ritardare la comparsa della sensazione di affaticamento e un
miglioramento della prestazione sportiva. Anche in questo caso però i
risultati non sono definitivi; non sono comunque stati evidenziati effetti
tossici.
(indietro)
- INTEGRATORI DI PROTEINE Le proteine
dell'organismo sono soggette ad un continuo ricambio (turnover), nel quale
sintesi e degradazione si svolgono simultaneamente. La quantità di proteine,
necessaria per rimpiazzare le perdite quotidiane attraverso urine, feci e
sudore, rappresenta la richiesta minima proteica o "quota proteica di logorio"
ed è stimata in 0,6 g di proteine per Kg di peso corporeo. In chi svolge
attività sportiva si verifica un aumento del fabbisogno proteico a causa di un
incremento dell'utilizzo di proteine quale fonte energetica e di una riduzione
o anche inibizione della sintesi proteica. Gli individui che praticano sport
hanno quindi bisogno di un quantitativo di proteine che va da 1,2 a 1,8 g al
giorno per Kg di peso corporeo, contro il quantitativo di 0,8-1 g al giorno
per Kg di peso corporeo degli individui sedentari. Apporto proteico
giornaliero di riferimento: 70 g per l'adulto (1 g/Kg per un individuo di 70
Kg) Apporto energetico giornaliero di riferimento: 2400 Kcal Le proteine
alimentari di origine animale hanno un valore biologico maggiore rispetto alle
proteine vegetali, perché contengono in proporzione ottimale tutti gli
aminoacidi essenziali. E' importante, per mantenere l'equilibrio azotato di un
atleta, che il rapporto tra proteine di provenienza animale e quelle vegetali
sia uguale o superiore ad 1. Infatti questo fa si che il corretto apporto di
aminoacidi essenziali possa essere fornito supplementando la dieta con una
quantità più bassa di proteine, e quindi con un minore affaticamento del rene.
L'assunzione di proteine deve essere sempre accompagnata da una maggiore
introduzione di acqua per agevolare l'eliminazione dell'azoto. Per poter
essere proposti come integratori collocabili al di fuori dei gruppi di
prodotti destinati ad una alimentazione particolare, le quantità d'uso
giornaliere indicate in etichetta devono fornire apporti contenuti e, in ogni
caso in linea con quanto sotto indicato: apporto proteico giornaliero - - non
inferiore a 7 g (10% dell'apporto di riferimento) - - non superiore a 35 g
(50% dell'apporto di riferimento) apporto energetico giornaliero - - non
inferiore a 120 Kcal (5% dell'apporto energetico di riferimento) - - non
superiore a 600 Kcal ( 25% dell'apporto energetico di riferimento) Sono
accettabili per tali prodotti indicazioni riferite a situazioni di ridotto
apporto con la razione alimentare di proteine e/o energia o di aumentati
fabbisogni. I prodotti finalizzati ad una integrazione di proteine per lo
sportivo non rientrano in tale contesto e sono regolamentati nella Circolare
ministeriale 07/06/99 n. 8 (allegato 3) che ne definisce le caratteristiche.
(indietro)
- CARNITINA La carnitina è una sostanza
naturale localizzata per il 95 % nelle cellule muscolari. La sua principale
funzione è quella di favorire il trasporto degli acidi grassi a catena lunga a
livello mitocondriale dove si verifica la b ossidazione degli acidi grassi.
Durante l'attività muscolare gli acidi grassi legati alla carnitina vengono
trasportati a livello dei mitocondri dove vengono ossidati ad acqua ed
anidride carbonica. La disponibilità di L-carnitina a livello muscolare
influenza pertanto la capacità del muscolo di ossidare acidi grassi. La
carnitina interviene nel metabolismo degli aminoacidi a catena ramificata a
livello del muscolo favorendone l'ossidazione quando questi sono trasformati a
chetoacidi ramificati. Una carenza di carnitina può causare l'insorgenza di
debolezza muscolare e favorire l'accumulo di lipidi nelle fibrocellule. Oggi
si discute molto se la quantità di carnitina presente soprattutto negli
alimenti di origine animale sia sufficiente a soddisfare le richieste
dell'organismo. Negli sportivi il fabbisogno è stimato pari a 200 mg die (400
mg nei giovani in accrescimento) e pertanto negli atleti specie se assumono
supplementi di BCAA una sua integrazione dietetica potrebbe essere utile.
(indietro)
- INTEGRATORI SALINI Gli integratori salini
consentono il recupero di alcuni importanti elettroliti, in particolare sodio,
cloro e potassio, presenti nell'organismo in concentrazione relativamente
costante. Si ritiene che quando la sudorazione non supera i 2-2.5 litri die le
concentrazioni di questi elettroliti rimangano stabili. Per quanto riguarda il
NaCI è bene ricordare che il suo apporto nella nostra alimentazione tende a
essere piuttosto in eccesso che carente. E' fondamentalmente nelle prove
sportive che durano diversi giorni che può essere utile una sua
supplementazione. La concentrazione di sodio nelle bevande reidratanti
dovrebbe essere compresa tra i 400 e i 110 mg/I e quella dei cloro tra i 500 e
i 1500 mg/l. Per ciò che riguarda il potassio è anch'esso abbondantemente
presente negli alimenti per cui una dieta variata ed equilibrata è in genere
sufficiente a coprire il suo fabbisogno. Tuttavia nel corso di prestazioni
sportive che comportino profuse sudorazioni, specie in soggetti non allenati,
ci può essere un rischio di ipocaliemia. La concentrazione di potassio nelle
bevande reidratanti dovrebbe essere di 12-225 mg/I. Infine può essere utile la
presenza di magnesio e calcio il cui contenuto nelle bevande deve essere
mantenuto tra i 10 e i 100 mg/I per il primo, e tra i 45 e i 225 mg/I per il
secondo. E' importante ricordare che l'atleta deve comunque introdurre liquidi
con regolarità durante la prestazione e soprattutto non deve aspettare che
compaia la sensazione di sete.
(indietro)
- INTEGRATORI DI VITAMINE Gli integratori di vitamine
costituiscono uno degli argomenti più discussi della dietologia sportiva. Se
da un lato sarebbe importante stabilire se una dieta mista ed equilibrata sia
in grado o meno di coprire il fabbisogno di tali nutrienti, dall'altro è stato
ipotizzato che in presenza di un superlavoro muscolare aumentano le richieste
dei sistemi enzimatici e quindi dei bisogni di vitamine. Attualmente si può
affermare che un aumento del fabbisogno è stato dimostrato per la vitamina B1,
indispensabile per l'utilizzazione energetica degli zuccheri (1 mg di vitamina
B1 per 1000 Kcal fornite da glucidi) e per la cosiddetta vitamina F (acidi
grassi essenziali). E' naturale che un deficit vitaminico può influenzare
negativamente le funzioni metaboliche e quindi la capacità aerobica di un
atleta, ma è altrettanto vero che le vitamine non consentono di migliorare le
prestazioni di uno sportivo, al di là di quelle che sono le sue doti di
atleta, neanche se somministrate a dosi elevate. Il metodo migliore per
garantire un corretto apporto in vitamine è quello dietetico (dieta variata ed
equilibrata), ricorrendo ad una supplementazione farmacologica solo nei casi
in cui sia difficile coprire i fabbisogni con gli alimenti.
(indietro)
- UBIDECARENONE L'ubidecarenone o coenzima
Q10 funge da trasportatore di protoni, specie potassio, all'interno della
membrana mitocondriale controllando in questo modo la sintesi di ATP. In
presenza di normali livelli di coenzima Q10 la cellula è in grado di produrre
tanto ATP per quanto ossigeno ha a disposizione evitando il fenomeno dello
"spreco di ossigeno" ovvero l'utilizzazione di ossigeno per la formazione di
radicali liberi. Una riduzione della sua concentrazione a livello
mitocondriale si traduce pertanto in una diminuzione della sintesi di ATP.
Durante l'attività fisica di tipo aerobico, specie se prolungata (es.
ciclismo) è stato dimostrato un maggiore consumo di coenzima Q10, quindi in
queste circostanze la somministrazione di ubidecarenone consente di
massimalizzare la produzione di energia a livello muscolare. E' difficile
ipotizzare una supplementazione dietetica per il suo scarso contenuto negli
alimenti (100 mg di Q10 sono contenuti in circa Kg 1.6 di sardine!).
(indietro)
- CREATINA La creatina è un derivato
aminoacidico che svolge una funzione di riserva di fosfati energetici a
livello cellulare, normale costituente della massa muscolare dell'organismo.
E' presente in vari tipi di prodotti dietetici ed integratori e può essere
utilizzata in diverse condizioni. In particolare nei soggetti che praticano
sport la sua integrazione contribuisce a migliorare le prestazioni. La dose
consigliata per questo tipo di impiego non deve in ogni caso superare i 4-6
g/die e la supplementazione non deve essere protratta oltre i 30 giorni. Se il
trattamento fosse più prolungato la dose giornaliera non dovrebbe superare i 3
g/die.
(indietro)
- PASTI SOSTITUTIVI Sono integratori completi
costituiti da proteine ad elevato valore biologico, carboidrati di pronta
utilizzazione, addizionati con lipidi in modeste quantità, sali minerali e
vitamine . L'utilizzazione di questi prodotti facilmente digeribili e pratici,
può essere utile in alcuni sport come ciclismo e alpinismo che sia per la
durata che per le condizioni ambientali spesso sfavorevoli richiedono supporti
nutrizionali molto elevati. Inoltre dato l'alto contenuto in proteine di
elevato valore biologico sono consigliati come integratori ai pasti in atleti
che praticano sport di potenza (lancio o sollevamento pesi), caratterizzati da
un enorme aumento delle masse muscolari.
- BIBLIOGRAFIA
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destinati ad una alimentazione particolare Alimenti per la prima infanzia e
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- 9. E. G. di Monteventano "Interazioni &
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